
Com’è possibile che dal cardinal Ruini a Bagnasco, da Fisichella fino al Santo Padre nessuno si indigni per il comportamento di Silvio Berlusconi?”.


Accusa Sergio Marchionne di perseguire una «retrocessione nei diritti» dei lavoratori un prete-operaio di Castelfranco Veneto (Treviso), don Claudio Miglioranza, che nell'omelia della messa del 2 gennaio scorso ha attaccato l'amministratore delegato Fiat, rimarcando che il manager guadagna «quanto 6.400 dei suoi dipendenti».
Una riflessione partita dalle parole del Vangelo, che però il sacerdote, da sempre attento ai temi del mondo del lavoro, ha voluto mettere a confronto con i problemi attuali, quelli della gente comune. «Ciò che sta facendo Marchionne con la Fiat - dice don Claudio - mi fa pensare a un piano prestabilito per una retrocessione del movimento di base. Io non mi appello alla sua moralità, quanto alla sua coscienza di imprenditore. È uno che lavora sulla separazione del sindacato, e non è serio». Il sacerdote ha parole dure anche sul prossimo referendum tra le tute blu per l'approvazione dell'accordo su Mirafiori. «Che referendum è - si chiede - quello che chiede di dire "sì oppure si chiude tutto"? Questo è un ricatto vero e proprio».
L'omelia di don Claudio non è però piaciuta ad un imprenditore, Giorgio Vigni, che è uscito dalla chiesa e poi ha chiesto spiegazioni con una lettera al vescovo di Treviso, Agostino Gardin. «Vigni lo conosco - replica don Claudio - si può dire che siamo quasi amici. Non è la prima volta che ascoltandomi scrive ai vescovi. Ma a me non è mai successo nulla. Si vede che i vescovi queste lettere le cestinano».
Una ragazzina di 13 anni è molto probabilmente morta. E’ anche probabile che il suo sequestro ed il suo omicidio avessero moventi di violenza sessuale. Il principale sospettato, immigrato in Italia, è stato rilasciato perché gli indizi a suo carico sono insufficienti. I cartelli cominciano a vacillare, o ne innalzerete altri contro la magistratura, i principi del diritto, l’assurda presunzione di innocenza per chiunque sino a che se ne provi la colpevolezza? Mannaggia, avevano preso l’uomo giusto, uno dei quei disgustosi Mohamed, e lo lasciano andare.
Non credo al vostro sdegno, non credo alla vostra compassione. Nella vostra regione, Milano vanta l’infamante primato di uno stupro al giorno (84° Congresso della Società italiana di ginecologia e ostetricia, novembre 2010). La metà delle vittime sono donne straniere: stuprate, nel 23% dei casi, da italiani. Che proteste avete inscenato, il mese scorso? Avete fatto caroselli automobilistici gridando “Via gli stupratori dall’Italia”? 115 donne, nei primi undici mesi di quest’anno, sono state uccise in Italia dalla gelosia, dalla rabbia inconsulta, dall’idea di possesso dei loro amici, fidanzati, mariti, compagni. Dov’erano i vostri striscioni? Avete raccolto firme, organizzato convegni, sfilato in manifestazione?
Sempre in novembre, ha raggiunto i media la notizia che molti Centri antiviolenza italiani, strangolati da una manovra economica che impedisce agli enti locali di mantenerli in funzione, alle prese con leggi regionali dalle splendide intenzioni ma disattese e non finanziate, stanno chiudendo.
Circa 13.500 donne, nel 67% dei casi italiane, si sono rivolte ad essi nel 2009, con un incremento di oltre il 14% rispetto all’anno precedente: dove andranno l’anno prossimo? La “piacente donna vittima del maschilismo” (sono queste le parole con cui l’onorevolissima e competente Ministra per le Pari Opportunità si presenta) aveva promesso 20 milioni di euro per sostenere i Centri: dove sono? Ma di sicuro voi vendicatori avete già preparato il mail-bombing per chiedere conto a Miss Gradevole Aspetto delle politiche governative per contrastare la violenza di genere, e ricordarle che quelle attuali sono in aperto contrasto con le raccomandazioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea.
di Peppino Caladarola
Ad un meridionale come me verrebbe voglia di dire «Arrangiatevi!» ai veneti colpiti dalla terribile alluvione di questi giorni. Non eravate voi a scrivere sui muri «Forza Etna!» quando il vulcano mandava a valle la sua lava distruggendo case e raccolti? Non eravate voi a incitare il Vesuvio, lo ha fatto anche Guido Bertolaso, per punire i napoletani insultati da striscioni infamanti sugli spalti dello stadio di Verona? Non siete voi a chiedere di abbandonare il Mezzogiorno e l’Italia in nome della purezza etnica e della vostra superiorità economica? Non è il vostro governatore leghista Luca Zaia a dire che «è una vergogna spendere 250 milioni per quei quattro sassi di Pompei»? Non siete voi a mantenere al governo da tre lustri una classe politica che non ha fatto nulla per salvaguardare il vostro territorio?
Sono questi pensieri stupidi e vendicativi che mi sono venuti in mente quando ho ascoltato al Tg7 Enrico Mentana che, con il Corriere della sera, invitava alla sottoscrizione nazionale per un primo aiuto alla gente rovinata dalla furia delle acque.
«Fate come noi, fate da soli», ci avete detto nei convegni accademici e nelle parole dure dei comizi leghisti. Eppure oggi scoprite che da soli non si può, da soli non si va da alcuna parte, che senza l’Italia il Veneto è piccola cosa.
Noi meridionali ci siamo fatti fregare tante volte. Quante passerelle di ministri e presidenti del Consiglio che ci hanno dato una pacca sulle spalle, che hanno arricchito alcuni di noi e se ne sono tornati a Roma carichi di voti e di bugie. La vostra “questione settentrionale” assomiglia alla nostra “questione meridionale” perché è stata alimentata da uno Stato che non ha fatto il suo dovere, da una classe dirigente priva di una visione nazionale, da cittadini che hanno pensato ai fatti loro convinti di essere padroni in casa propria mentre l’Italia perdeva la corsa verso il futuro.

Cara Settimana,
mi porto dentro un magone che davvero turba e spesso rattrista le mie giornate: certe gravi carenze - a me sembrano tali - della chiesa come isti-tuzione umana. La vorrei più povera, meno trionfalista. Mi disturbano queste vesti paonazze, rosse, dorate che svolazzano, guardie svizzere, gentiluomini di sua santità in cerimonie imponenti, grandiose, costose, così lontane dalle nudità di Cristo in croce e dalla nudità dei tanti crocifissi della terra. E poi tutti quei titoli altisonanti: "santità" - "eminenza" - "eccellenza" - "monsignore"...
Tanto che mi sto domandando se le due grosse umiliazioni che ultimamente, come chiesa, abbiamo sofferto: la diffusione della pedofilia fra tanti preti e lo scandalo delle finanze vaticane denunciato e puntigliosamente documentato da un recente volume -diffuso da tempo in migliaia di copie e mai contraddetto autorevolmente -non siano un richiamo che Dio rivolge alla sua chiesa perché ritorni, per quanto oggi possibile, alla sua nativa semplicità. Prego tanto, tanto spesso perché si converta. Anche perché ho ben presente una osservazione fattami in questi giorni: «Voi parlate dei lontani. Ma dovreste chiedervi se sono lontani da Dio o lontani da questa chiesa».
E vero, possediamo la verità che il Cristo ci ha rivelato. Ma non abbiamo finito di scoprirla fino in fondo; a volte l'abbiamo anche gravemente fraintesa. Dobbiamo quindi - noi preti, vescovi, papi - restare discepoli, in vero ascolto, lasciandoci insegnare anche dal mondo, cercando di discernere i segni dei tempi e quindi anche queste nuove culture che sembrano tutte e sempre dissacranti e che invece alle volte sono, possono essere, "semina Verbi". Il concilio l'aveva scritto.
E poi abbiamo ancora un clericalismo e un gerarchismo dominanti e invasivi che continuano ad occupare presuntuosamente competenze tipicamente laicali. Anche questo il concilio l'aveva detto.
Lo stesso primato di Piero - se vogliamo davvero l'ecumenismo che stava tanto a cuore al Cristo fino a quell'ultima sera - aspetta con crescente urgenza di essere ripensato e ridimensionato. Papa Giovanni Paolo II lo aveva promesso. La sinodalità, la collegialità fra papa e vescovi fanno parte del DNA della chiesa che Cristo voleva.
Ancora: mi domando, di conseguenza, se davvero continua ad esserci bisogno di disseminare dovunque il supercontrollo dei nunzi pontifici sulle conferenze episcopali del mondo, continuando un accentramento di potere che non pare fosse nel disegno di Cristo quando volle il "collegio apostolico".
E tanti altri problemi che stanno creando un disagio diffuso, sofferto dentro la chiesa, anche se qualche autentico "profeta" cerca ogni tanto di trasmettere certe attese di Dio e forse anche di tanti cosiddetti "lontani". Cercando almeno di attuare quanto il con-cilio aveva detto. Ma mi domando: dove sono i profeti fra i nostri vescovi?
Enzo Bianchi parlava qualche anno fa di "pavidità ecclesiale"; forse è questa la causa che sembra paralizzare le nostre stesse conferenze episcopali? Lo so; è una domanda tanto impertinente, ma nella mia intenzione è amore per la chiesa di un ormai vecchio prete e speranza che anche il crescente disagio intraecclesiale possa esprimersi.
Come scrive Enzo Bianchi: «Non è credibile una chiesa che si dice in dialogo con gli uomini non credenti e con le religioni, ma non è capace di suscitare in sé dibattiti, confronti seri nella libertà e nell'accoglienza reciproca. Perché ogni cristiano che coltivi la pro-pria appartenenza a Cristo attraverso l'inserimento nell'esperienza orante ed ecclesiale è autorizzato a parlare con la necessaria franchezza nella comunità: il dialogo fra cristiani e non cristiani richiede dunque franchezza e umiltà anche all'interno della stessa communitas» (Per un'etica condivisa, p. 121).
Dio illumini i nostri vescovi e faccia nascere profeti anche fra loro.
don Fernando Pavanello (91 anni) Breda di Piave (TV)
da settimana/26 settembre 2010/n. 34